È la vigilia di Natale e la giovane Clara gioca con il suo regalo preferito: uno schiaccianoci a forma di pupazzo. Ma il misterioso Drosselmeyer sta per trascinarla in una magica avventura. Dopo aver sconfitto il Re dei Topi, lo Schiaccianoci e Clara viaggiano nella Terra della Neve e nel Regno dei Dolci, dove la Fata Confetto mostra loro una serie di splendide danze. Quando torna a casa, Clara pensa di aver sognato...
Con la sua festosa ambientazione d'epoca, i fiocchi di neve danzanti e l'ammaliante magia scenica curati nel dettaglio da Julia Trevelyan Oman, il balletto interpretato in maniera eccezionale dal cast di The Royal Ballet è lo spettacolo natalizio per antonomasia.
La coreografia di Wright inserisce ingegnosamente frammenti della versione originale del balletto, come il pas de deux della Fata Confetto e del suo Principe, regalando risalto anche alla relazione fra Clara e il Principe Schiaccianoci e aggiungendo così toccanti allusioni all'incanto del primo amore.
Stati Uniti. Sara Price viene informata telefonicamente dalla polizia giapponese che sua sorella gemella Jess, che insegna in Giappone, è scomparsa: l'ultima volta in cui è stata vista stava dirigendosi verso la foresta di Aokigahara, famosa per essere luogo eletto da chi si vuole suicidare. Quando una persona ci va e lascia il sentiero per inoltrarsi nel fitto del bosco, significa - le spiegano - che non vuole farsi trovare. Dopo 48 ore, le autorità ritengono la persona si sia suicidata. Sara non ci crede: con la sua particolare sensibilità da gemella, avverte che la sorella è ancora viva.
Il marito cerca di farla ragionare, ma Sara è decisa a scoprire la verità sulla sorella, non può abbandonarla. Perciò prende l'aereo e vola in Giappone. Apprende che in tempi lontani la popolazione portava nella foresta a morire le persone - vecchi, malati e deboli - per le quali, in tempi di carestia, non c'era cibo.
Apprende anche che, secondo le leggende, gli spiriti non possono riposare in quella foresta e sono decisamente arrabbiati. Per ritrovare la sorella, Sara decide di entrare nella foresta a sua volta. Una donna la avvisa che se lascia il sentiero e ha la tristezza nel cuore, gli spiriti la useranno contro di lei. Aiden, giornalista per una rivista di viaggi australiana, si offre di aiutarla; sta per andare nella foresta assieme a un giapponese, Michi, sorta di guardiano non ufficiale. In cambio, Aiden chiede a Sara di poter fare della ricerca della sorella il contenuto di un articolo che intende scrivere. Sara accetta volentieri, anche se Michi, molto esperto, la sconsiglia perché la vede triste e quindi inadatta ad approssimarsi al luogo. Ma per Sara è troppo importante trovare Jess e accetta di affrontare l'ignoto.
L'idea di una foresta misteriosa nella quale le persone si recano per abbandonare il mondo e la vita è suggestiva e affascinante, notevolmente macabra. Il fatto che non sia solo un'idea, ma un luogo reale dove effettivamente in molti vanno a suicidarsi rende la cosa ancora più macabra. Già altri film se ne sono occupati. Per restare in campo horror (e quindi lasciando da parte, per esempio, La foresta dei sogni di Gus Van Sant), appena qualche anno fa c'è stato il modesto La foresta dei suicidi dell'altrove talvolta più ispirato Steven R. Monroe. Questo film rende più giustizia al concetto, pur senza riuscire a sfruttarne del tutto le potenzialità.
Quando il suo ragazzo la scarica, Emily, una ragazza sui trent'anni, convince la sua ultra prudente mamma ad accompagnarla in vacanza in Ecuador. Su insistenza di Emily la coppia va in cerca di avventura ma ben presto vengono rapite Mentre cercano di scappare il rapporto madre figlia verrà incredibilmente rafforzato.
I Transfomers, robot alieni dal pianeta Cybertron, vivono tra noi ormai da anni, ma si nascondono dalle forze speciali del governo Usa. Quando un gruppo di ragazzini entra nell'area proibita di Chicago, dove ci fu una grande battaglia nel terzo capitolo della serie, Cade Yaeger interviene a salvarli e riceve da un Transformer vecchissimo e moribondo un antico talismano, che gli si attacca addosso. Yaeger e la giovanissima Izabella sfuggono all'arresto e si rifugiano in una grande discarica di automobili, dove vivono diversi Autobot. Il governo sa che sta arrivando dallo spazio qualcosa di enorme e per fermarlo i suoi funzionari sono disposti a venire a patti con Megatron, liberando alcuni dei suoi più pericolosi Decepticon. Questi danno la caccia a Yaeger, che viene però salvato dal robot maggiordomo Cogman, al servizio di un Lord inglese che intende svelare a Yaeger la storia segreta dei Transformers. Nel suo castello viene convocata anche la professoressa di storia e letteratura Vivian Wembley, la cui dinastia è legata al mistero. Nel mentre Optimus Prime, sul pianeta Cybertron, è stato soggiogato dalla divinità aliena Quintessa, i cui piani per la Terra sono semplicemente apocalittici.
Ozzy è un cucciolo di razza beagle che vive tranquillamente presso la famiglia Martins composta da padre e madre disegnatori di fumetti e la loro figlia Jenny. Un giorno i due disegnatori ricevono la notizia della loro ammissione a una prestigiosa Fiera del fumetto a Tokyo. Le procedure per portare con sé Ozzy sarebbero troppo lunghe e quindi decidono di affidarlo ad una specie di Spa per cani. Il costo è elevato ma le prestazioni presentate sono di qualità. Purtroppo però si tratta di un'esibizione di facciata perché, non appena i padroni sono partiti, Ozzy viene prelevato e portato in un carcere per cani gestito dai cani stessi alle dipendenze dell'essere umano che ha escogitato il tutto. Il beagle dovrà imparare a vivere in un contesto molto diverso da quello conosciuto finora.
La storia fa entrare subito i bambini in empatia con il protagonista grazie alle caratteristiche che gli vengono attribuite: simpatico, giocherellone, combina guai e un po' fifone o, perlomeno, non in grado di reagire ai soprusi che il ragazzino che consegna i giornali al mattino e il suo cane belva gli riservano. La separazione forzata (ma nelle previsioni temporanea) dai padroni lo catapulta in un universo concentrazionario che agli adulti ricorderà film come Fuga per la vittoria, Le ali della libertà o Fuga da Alcatraz.
Tutto questo però senza mai perdere di vista il pubblico di riferimento, grazie anche alla caratterizzazione dei comprimari (Hot Dog, Rutto e Scheggia) e dei 'cattivi': il 'direttore del carcere Roccia e il boss Don Vito tanto raffinato quanto pericoloso. Non manca poi, come dovuto in casi come questo, una 'morale'. Ozzy, dopo un'iniziale smarrimento, decide di reagire utilizzando l'astuzia e trovando dentro di sé il coraggio per prendere decisioni importanti che conducano lui e i suoi compagni verso la libertà.
La moglie di uno scrittore italiano, chiamato da un produttore cinematografico per una sceneggiatura, abbandona il marito per unirsi al ricco uomo di cinema. Il film è tratto dall'omonimo romanzo di Alberto Moravia.
Los Angeles. Mia sogna di poter recitare ma intanto, mentre passa da un provino all'altro, serve caffè e cappuccini alle star. Sebastian è un musicista jazz che si guadagna da vivere suonando nei piano bar in cui nessuno si interessa a ciò che propone. I due si scontrano e si incontrano fino a quando nasce un rapporto che è cementato anche dalla comune volontà di realizzare i propri sogni e quindi dal sostegno reciproco. Il successo arriverà ma, insieme ad esso, gli ostacoli che porrà sul percorso della loro relazione. Damien Chazelle ci aveva lasciato con uno scontro a due su un palcoscenico con in mezzo una batteria su cui grondavano copiose le gocce di sudore. Lo ritroviamo ora in un mondo (quello del musical) dove nessuno suda davvero e in cui tutto avviene con magica fluidità. Woody Allen in Tutti dicono I Love You fa dire a uno dei personaggi che se si vuole raccontare una storia con la massima libertà creativa il genere da utilizzare è appunto quello del musical. Infatti, così come Woody e Goldie Hawn volavano sulla Senna in quel film, lo stesso fanno Ryan Gosling ed Emma Stone (che Allen lo conosce bene). Con questo però non si deve pensare che Chazelle si limiti a realizzare un film nostalgico o citazionista perché in realtà sa come andare ben oltre i parametri del classico e lo dichiara sin dallo straordinario piano sequenza iniziale. Un regista che aveva vinto un Oscar per un montaggio a tratti frenetico spiazza tutti compiendo una scelta stilistica in netto contrasto in apertura. Perché Chazelle è assolutamente padrone della macchina cinema e non esita a riproporre il proprio amore per il jazz sotto una forma espressiva per lui nuova ma di cui mostra di conoscere ogni regola e strategia comunicativa. Ci racconta ancora una volta di solitudini che cercano di realizzare sogni che finiscono con il non poter essere condivisibili con nessuno. Neanche con colei o colui che ne aveva sostenuto il conseguimento. Lo fa con la leggerezza necessaria ma anche con quel sottofondo di malinconia che nasce da un accurato mix di musica e immagini. Se poi si va a leggere la data di nascita del regista ci si trova dinanzi a un'ulteriore sorpresa: Chazelle ha 31 anni e dimostra di saper innervare quella che avrebbe potuto risultare una semplice esibizione di conoscenze filologicamente corrette, con un senso dello scorrere del tempo da anziano saggio. Sa cioè come farci entrare in una storia d'amore di cui possiamo anche immaginare gli sviluppi, regalandoci al contempo un mood del tutto personale in grado di far sorridere ma anche di commuovere fino ad invitarci a un invito che finisce con il rinviare alla classicità: suonala ancora Seb!